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2001 Torino

La Grande Chiesa Bizantina. Caratteri teologici ed evoluzione storica

Corso ecumenico di Torino, 2001

Conferenza del vescovo di Acaia Atanasio: 10 novembre 2001

Bisanzio ed Ortodossia.

Bisanzio rappresenta la civiltà romano-cristiana d' Oriente oggi scomparsa dal punto di vista storico-politico, dopo che l' invasione ottomana-turca ha posto fine alla millenaria esistenza di questo impero nel 1453. Però la civiltà bizantina non è assolutamente relegabile tra le grandi culture del passato, proprio per il fatto che una delle sue componenti essenziali, la Chiesa ortodossa, è ancor oggi una realtà viva e fiorente. Dunque l' antico impero di Bisanzio, morto come fenomeno politico, sopravvive nell' Ortodossia. Tutti i quattro patriarcati antichi d Oriente come pure molte Chiese autocefale di oggi faccevano parte del impero una volta.

Un simbolo ancor oggi in uso mostra la coscienza del legame tra Bisanzio e l' Ortodossia. Si tratta della bandiera gialla con l' aquila bicipite (o dicefala) che si vede oggi all' esterno degli edifici ecclesiastici in Grecia- come pure in Russia ed altrove- abitualmente accanto alla bandiera nazionale. Talvolta si vede l' aquila dicefala sui pavimenti delle chiese, nonchè ad inquadramento degli engolpia che ornano il petto di alcuni vescovi ortodossi. Le due capita dell' aquila possono essere considerate come simbolo dell' impero romano d' Oriente, cioè Bisanzio, che continua la vita dell' antico impero romano dopo l' invasione barbara. Un altro simbolismo puo essere conesso con la Chiesa ortodossa, nella sua dimensione terrena, che era una componente primaria dell' impero bizantino, di cui la monarchia era talmente legata come componente della vita ecclesiale. In questo senso la Chiesa e l impero, oppure lo stato odierno, si trovano in unità e in comunione stretta e manifestano insieme la vita organizzata del popolo. Oggi l aquila bicipite pare simbolizare il duplice ruolo della Chiesa ortodossa come guida spirituale del popolo ed anche custode della memoria. (Cfr. Storia religiosa della Grecia, ed. Centro Ambrosiano, Milano, 2002, p. 402, n.1).

Nella coscienza ortodossa questo componente dei sovrani di un impero oramai scomparso continua a venire invocato in due tropari principali ampiamente conosciuti e ancora cantati dai fedeli. L uno è l apolitichion della festa dell esaltazione della S. Croce (14 settembre), dove si invoca vittoria per i vassilis (gli imperatori) contro i barbari. L altro è il famoso inno acathistos alla Santissima Madre di Dio, salutata come della Chiesa incrolabile torre e della vassilia (l impero) incrolabile baluardo . La spiegazione attuale della Chiesa per l uso degli inni i quali si riferiscono agli imperatori che non hanno piu un ruolo nell amministrazione dello stato è che questi non manifestano un conservatorismo liturgico ma la preghiera per le autorità attuali le quali, nella coscienza della Chiesa, continuano ad esercitare il potere degli imperatori bizantini come protettori della fede, nonostante il fatto che questo e piu un auspicio che la realta. E da notare che nessuno dei paesi ove l ortodossia prevale oggi non accetta la monarchia come sistema di governo. Si puo dire, dunque, che il simbolo dell aquila per la Chiesa ortodossa, sotto i presupposti ideologico-politici attuali, suggerisce un compito duplice di una parte di sollecitudine per tutti , nel concreto della vita quotidiana, come faceva l impero di una volta, e dall altra parte la vigilanza per le anime. Questo compito è concepito come responsabilità del secolare, dell esistenza umana nella storia, davanti all eternità di Dio, in un rapporto equivalente a quello tra il corpo e l anima. A proposito bisogna infatti tener conto del carattere fortemente unitario dell antropologia ortodossa, estranea, almeno in linea di principio, ad ogni concezione dualistica, che divida cioè troppo rigorosamente nel composto umano il corpo e l anima. La Chiesa ortodossa sotto tante vicissitudini della storia dei diversi popoli rappresenta per i fedeli l immagine terrena della città divina, dimensione visibile del Regno di Dio nella storia umana, piena di tumulti e capovolgimenti. I popoli ortodossi hanno cercato e hanno trovato una Chiesa che sta proprio al loro fianco come sostegno e consolazione, una voce sempre attiva come quella di Dio agli Ebrei nel deserto. E stata proprio questa coscienza che crea un legame molto forte tra gli ortodossi e la loro Chiesa. D altronde l esperienza nella storia non è concepita separatamente dall esperienza spirituale, perchè proprio nella storia si prepara la strada che conducce al Regno celeste. Questa immagine della strada di salvezza è soprattutto visibile in senso teologico durante la celebrazione della divina liturgia, l esperienza per eccellenza di ogni fedele ortodosso.

Due parole sul rapporto tra Stato e Chiesa. Non si può parlare di un potere secolare in concorrenza con un potere spirituale. Si tratta piutosto della sensibilità ortodossa che vede lo Stato primariamente voluto da Dio in funzione dell economia di salvezza. In questa economia divina la Chiesa prende il fedele per condurlo dallo Stato terreno al regno di Cristo, quel regno senza fine della profezia danielica (2, 44). Non è difficile capire perchè in questo senso la sensibilità ortodossa cerca un modus vivendi, una consonanza tra lo Stato e la Chiesa. Però la realtà storica dà ragione a quello che scrive un esponente ortodosso contemporaneo, di origine e cultura occidentale, Olivier Clement, La nostalgia della consonanza tra la Chiesa e l impero rende oggi difficile per l episcopato ortodosso ripensare la sua relazione con lo Stato in un contesto di post-cristianità . Non c è dubbio che durante il periodo bizantino la consonanza (sinfonia) nell senso dell unità dello Stato e della Chiesa non era soltanto accettabile ma anche la sola concepibile. Si può capire la difficoltà attuale per le Chiese ortodosse di vivere insieme con la sovranità di uno stato che non è più l impero bizantino, l autorità secolare che difende la fede ortodossa, l immagine teorica del regno di Dio, ma uno stato laico, anche se non sempre dichiarato così. Uno studioso greco, Costantinos Pitsakis, specialista di diritto ecclesiastico, delinea con lucidità la delicata problematica teologica che la situazione attuale pone all Ortodossia contemporanea: Applicare l ideale bizantino in un contesto storico radicalmente diverso, dover studiare e trovare, in questa situazione nuova, delle soluzioni conformi ai dati storici che risalivano ad un altra epoca e ad un altra letteratura ed una giurisprudenza canoniche che si riferivano ad una pratica proveniente da Bisanzio, è stata una vera prova per la Chiesa e per la dottrina teologica, canonica e giuridica negli stati ortodossi, nella Grecia moderna come altrove (PITSAKIS, Empire et Eglise-le modèle de la nouvelle Rome- cit. N. 16, p.4 del dattiloscritto).

La questione della nazionalità.

Dal momento che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità, per l autocoscienza ecclesiale dell Ortodossia nessun popolo le è straniero e essa non è estranea a nessuna nazione. Per questo essa non si sente, né geograficamente né tanto meno culturalmente, una Chiesa locale, benchè la sua ecclesiologia valorizza molto la dimensione locale di Chiesa, al punto da dare una configurazione ecclesiologica alle Chiese nazionali.

Tra XIV e XV secolo ha cominciato la formazione degli stati cristiani della penisola balcanica che erano culturalmente satelliti di Bisanzio prima dell invasione turca. Dopo il dissolvimento dell impero ottomano si sono formati gli stati indipendenti, di fede ortodossa, fondati sul moderno principio di nazionalità.

Ortodossia e l ellenismo.

Jean Danielou ha dimostrato nel suo trattato Messaggio evangelico e cultura ellenistica , Bologna 1975 (Collana di studi religiosi), come il cristianesimo ha subito il suo primo e determinante processo di inculturazione nel modellarsi del messaggio evangelico secondo le categorie della cultura ellenistica, cioè delle forme espressive della grecità conosciute con il nome di ellenismo. Certamente la Chiesa d oriente, mentre recepiva la cultura greca non ne assumeva, insieme con la lingua, il sincretismo religioso, né, insieme con la metodologia filosofica, ne assumeva le concezioni metafisiche ed antropologiche inconciliabili con la rivelazione cristiana. Quello però che dobbiamo notare quì è che l ambito ecclesiale dell Ortodossia è rimasto quello più vicino al fenomeno interessante del mondo antico che fu l ellenismo, non solo e non tanto dal punto linguistico, ma più latamente culturale. Secondo l autocoscienza dell Ortodossia la lingua teologica elaborata dai Padri greci nei primi secoli cristiani è nutrita di termini platonici, aristotelici, stoici e neoplatonici, ma essi sono assunti in un significato che non coincide il più delle volte con quello corrente nella cultura filosofica egemone. Si può dire che tale procedimento trovi la sua giustificazione teologica nel carattere apofatico della rivelazione cristiana, cioè nell incapacità essenziale del linguaggio umano di esprimere una verità che, pur essendo conforme alla ragione, tuttavia la sovrasta infinitamente. In altri termini il genio dei Padri avrebbe, per così dire, rimescolato la più consolidata terminologia filosofica proprio per sottolineare, nei confronti dei sapienti di questo mondo, la sostanziale ineffabilità delle verità di fede.

Il teologo russo dell emigrazione Giorgio Florovsky definisce la metodologia dei Padri, soprattutto di quelli del IV e del V secolo, come categoria eterna dell esistenza cristiana . Egli propone alla teologia una sintesi neo-patristica , come lui la chiama, tutt altra cosa rispetto ad un ripetitivo appiattimento sull insegnamento dei Padri. Florovsky era convinto che solo a traverso questa sintesi neo-patristica il pensiero cristiano possa essere preservato dall assumere in toto categorie filosofiche mondane, non solo quelle elleno-pagane classiche, quali il platonismo e l aristotelismo, ma anche, e soprattutto, quelle moderne, quali l idealismo, l esistenzialismo, il personalismo, il neopositivismo e il modernismo. Per Florovsky la sintesi neo-patristica rappresenta una ripresa vitale delle categorie di pensiero e della struttura del linguaggio elaborati dai Padri in un contesto estremamente creativo, non pertanto a un nostalgico attacamento ad una grande stagione teologica, ma piutosto un ritrovare un approccio alle verità rivelate su Dio e sull uomo, sul mondo e sulla storia che sia identico allo sguardo cristomorfico dei Padri illuminati dalla Santissima Trinita , e che rappresenta la più sicura garanzia della indefettibile giovinezza intellettuale della Chiesa , come scrive Yves-Noël Lelouvier (Prospettive russe sulla Chiesa. Un teologo contemporaneo: Giorgio Florovsky, Roma 1970, Punti scottanti di teologia, 38, p.164).

Ai Padri della Chiesa antica, luci dell ecumene, viene riconosciuto un magistero normativo, in quanto viventi regole della fede e testimoni massimamente autorevoli proprio della tradizione, nella sua vitalità e nel suo dinamismo. La loro paternità è una qualifica che richiama una funzione definitiva e permanente nella Chiesa. L Ortodossia nella testimonianza dei Padri non vede solo e non tanto la conoscenza intelletuale dei misteri di Dio, ma soprattutto un magistero di vita e di esperienza della salvezza donata agli uomini da Dio in Cristo, la Parola incarnata. Il tempo dei Padri non appartiene pertanto al passato, neppure ad un passato ancor oggi vivo ed attuale, ma si situa piuttosto nell oggi eterno della Chiesa. Non c è un momento più chiaro da manifestare questa realtà vissuta tra i fedeli dalla liturgia eucaristica. Come il pane e il vino sono trasformati nel divino mistero in Corpo e Sangue del Signore, così i Padri, creature di Dio che fanno parte del mondo, offrono il loro corpo a Dio che lo trasforma in virtù della potenza divina. Diventano così l esempio per eccellenza del sacerdote che dice: le cose tue dalle tue noi ti offriamo com è l espressione che il sacerdote pronuncia al momento dell elevazione dei doni sacri. Essi diventano gli esponenti per eccellenza dell uso liturgico del mondo che rappresenta lo specifico del cristiano in rapporto al secolo presente. I Padri sono le creature che vengono trasfigurate per trasfondere la grazia increata nel mondo intero. Ecco l elemento caratteristico riflesso nell iconografia della tradizione ortodossa. L uomo è trasfigurato dopo l invasione della grazia increata che caccia fuori il principe di questo mondo: tutto è sacro, niente più è profano. L uomo viene assimilato al suo modello, al suo archetipo, cioè a Cristo. In Cristo l uomo è chiamato a deificarsi. Come dice san Gregorio Nazianzeno l uomo è un essere vivente chiamato ad essere deificato. I Padri rivendicano una posizione assolutamente centrale nell universo ortodosso, fisico e culturale, in virtù però della loro partecipazione integrale e mistagogica all Uomo-Dio, ad immagine del quale sono stati creati e nella grazia increata di cui sono stati trasfigurati. I Padri offrono il loro corpo a Dio per innestarlo nel corpo vivente di Cristo. Questo realismo sacramentale dell Ortodossia è riflesso in un testo attribuito a Simone il Logoteta, detto il Metafrasta- un alto funzionario divenuto poi monaco- e recitato da ogni fedele ortodosso come preparazione alla comunione ai divini Misteri: Tu che volontariamente mi dai in cibo la Tua carne...rendimi tua dimora, dello Spirito soltanto, e non più dimora del peccato... Come intercessori ti presento tutti i santi, le schiere degli incorporei, il tuo precursore, i sapienti apostoli, e oltre a questi la Madre tua immacolata e pura...Tu solo sei santificazione e fulgore delle anime nostre, e a te come conviene, quale Dio e sovrano, rendiamo tutti gloria ogni giorno .

Ortodossia e liturgia.

Nel XII, e soprattutto nel XIII secolo, un fenomeno di omologazione liturgica in tutta l Ortodossia per cui le liturgie delle antiche e venerabili tradizioni alessandrina, antiochena e gerolimitana vennero sostituite da quella costantinopolitana in quelle parti dei tre rispettivi patriarchati rimasti fedeli al calcedonismo professato nell impero romano. Si è trattato di un processo di normalizzazione liturgica. Così l Ortodossia, che si nutre del carattere plurietnico delle proprie componenti, nel Medioevo ha espresso questa sua consapevolezza elaborando ed imponendo un unico modello liturgico, come strumento di unificazione religiosa e culturale di diverse etnie. Nella fisionomia storica ed attuale dell Ortodossia la compresenza dell uniformità e della plurietnicità è sotto gli occhi di tutti come un ideale. L uniformità nell espressione esteriore come pure nell interiore sentire dell Ortodossia è fortissima, e si situa sul piano della liturgia, della disciplina e della vita spirituale. Nondimeno, in un contesto omogeneo, rimane chiaramente riconoscibile l individualità culturale delle diverse componenti etniche che afferiscono oggi alla Chiesa ortodossa. Per esemplificare, lo scenario di una chiesa greca può essere globalmente diverso da quello di una chiesa russa, non solo per la lingua liturgica, bensì anche per le melodie del canto, la foggia dei paramenti, l ambiente architettonico e lo stile iconografico. Allo stesso tempo c è una corrispondenza perfetta dei testi, del valore teologico attribuito ai singoli elementi e delle forme di devozione. In questa prospettiva la plurietnicità della Chiesa ortodossa rappresenta un esempio mirabilmente riuscito di inculturazione di un unico modello. Nell Ortodossia si combina la perfetta unità interiore con la tenace salvaguardia di particolarismi locali, fecondi di profonde diversificazioni interiori. La consapevolezza dell unità interna dell Ortodossia si riflette anche in un testo di Costantino Iconomos, paladino dei tradizionalisti greci del XIX secolo, a proposito delle Chiese di Costantinopoli e di Mosca: Esiste una sola Chiesa, sia in Russia che in Grecia. Un solo canone di pietà. Uno lo Spirito Santo che santifica i santi e illumina la gerarchia per riconoscerli. La parentela spirituale tra madre e figlia, tra la Chiesa dei greci e quella dei russi, esistette sempre attraverso i secoli ininterrotta e continua...Fin da principio (la Chiesa dei greci) è stata destinata dall alto a diventare madre immacolata e spirituale della devota figlia russa (trad. Y. SPITERIS, La teologia ortodossa neo-greca, Bologna 1992, collana di studi religiosi, p. 111,n.8).

Si deve dire qui che per la Chiesa Ortodossa il rito costantinopolitano non rappresenta soltanto un fenomeno di assimilazione culturale e religiosa di popoli diversi, ma anche l espressione visibile della professione della vera fede. La liturgia bizantina non è considerata semplicemente come un rito orientale, ma piutosto dell espressione rituale e liturgica di una determinata confessione di fede per divenire il rito proprio ad ogni ortodosso, in qualsiasi parte del mondo egli si trovi. Una scissione tra rito e dogma è, per i presupposti ecclesiologici attuali, assolutamente inaccettabile. In tempi recenti, i tentativi, di carattere piutosto intellettuale, di formare comunità ortodosse di rito occidentale, in Europa e negli Stati Uniti, non hanno ricevuto appoggio dalla gerarchia e sono perciò in breve tempo falliti. Il rito bizantino è considerato come un legame tra gli ortodossi che vivono lontano dal loro paese di origine, nei cinque continenti, anche quando si assiste all iniziativa di introdurre le lingue nazionali, come l inglese ed il francese, al posto di quelle liturgiche tradizionali (greco, paleoslavo, arabo) ormai sempre meno comprese dalla seconda generazione di emigrati.

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