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2003 Torino

L'ortodossia in dialogo con la cristianità occidentale. Una valutazione della Charta Œcumenica e una riflessione sul concetto di "territorio canonico".

Atanasio Hatzopoulos, vescovo di Achaia

(Convegno internazionale sul tema. Le relazioni tra Chiese cristiane nel futuro dell'Europa organizzato dal Centro di Studi religiosi comparati Edoardo Agnelli. Torino, 23 maggio 2003).

Prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori del Convegno internazionale sull'importante tema delle "relazioni tra Chiese cristiane nel futuro dell'Europa" per avermi invitato a prender parte agli incontri del Centro di studi religiosi comparati Edoardo Agnelli, offrendomi inoltre la possibilità di esprimere la mia opinione.

L'argomento affrontato è talmente vasto che non è possibile nel tempo a mia disposizione approfondirlo fornendo tutte le spiegazioni necessarie. Tenterò pertanto di indicarne le linee generali con la massima precisione possibile. Per ragioni pratiche mi riferirò a tre punti di base:

  1. Al dialogo attualmente in corso sul ruolo della religione in generale e delle Chiese specialmente in Europa, che oggi si trova in una fase d allargamento particolarmente interessante della sua storia politica.
  2. Alle prospettive che la Charta Œcumenica offre al dialogo ecumenico.
  3. Ai problemi che l'ortodossia incontra con l'insediamento degli ortodossi nell'Europa occidentale, in paesi diversi dai luoghi da cui provengono tradizionalmente.

Uno sguardo alla situazione europea attuale.

Innanzi tutto vorrei sottolineare che l'allargamento dell'Unione europea a dieci nuovi paesi ha creato un clima d allegria ed è divenuto un interessante argomento di discussione a diversi livelli, principalmente in Europa. La preparazione del Trattato costituzionale dell'Unione europea da parte della Convenzione europea e il bisogno di promuovere valori e principi tradizionali come le basi necessarie alla costruzione dell'Europa pluralistica del XXI secolo hanno fatto sì che organismi governativi e non, preoccupati dal rispetto dei valori fondamentali della società si associassero al dialogo. L'unificazione dell'Europa offre un'occasione di collaborazione che sembra produrre un impressionante ravvicinamento delle Chiese e delle comunità religiose nell'ambito di un dialogo sul contributo della religione sia nella sfera pubblica che nella vita privata degli europei. Si deve sottolineare che le Chiese non hanno altro interesse se non il sostegno della società, fondata sui valori e principi morali.

Per accentuare l'importanza dei valori e dei principi morali per lo sviluppo e il futuro dell'Europa, la chiesa ortodossa greca, all'inizio di maggio, ha organizzato con successo un convegno europeo, al quale hanno partecipato autorità religiose cattoliche, ortodosse e protestanti, esponenti politici e docenti universitari. Tutti hanno convenuto che l'Europa dovrebbe svilupparsi come una comunità di valori per la promozione degl interessi non solo nazionali o altri, ma piuttosto per la promozione del rispetto reciproco per la dignità umana, la giustizia, la sussidiarietà (tanto nella sua dimensione verticale che orizzontale), la trasparenza e la solidarietà, per rafforzare la fiducia fra I popoli d'Europa. In seguito a questo convegno è stata pubblicata una comunicazione nella quale si sottolineavano tre punti:

A) nel preambolo del Trattato costituzionale europeo ci si deve riferire chiaramente all'eredità religiosa europea, perché essa costituisce oggi indubbiamente un elemento vitale dei popoli del nostro continente,

B) occorre istituire un dialogo regolare fra le istituzioni europee da un canto e le Chiese e le comunità religiose dall'altro,

C) è indispensabile che tutti gli europei con la conoscenza e l'esperienza adeguate studino in che modo l'educazione europea potrebbe contribuire allo sviluppo di una conoscenza europea nel nostro continente, in cui la diversità culturale, le diverse lingue e la memoria storica non costituirebbero più muri di separazione, ma piuttosto fattori di arricchimento della vita degli europei.

Queste posizioni vengono ad aggiungersi a quelle formulate un anno prima nel maggio 2002, sempre nell'ambito del dialogo per il futuro dell Europa, in una dichiarazione della Chiesa greca in cui si sottolineava tra l'altro che

a) la Costituzione dell'Unione europea deve far rispettare la legislazione nazionale che stabilisce i rapporti tra la religione e lo stato,

b)occorre garantire la libertà religiosa (di culto) in ogni caso, proibendo formalmente la propaganda illecita.

Tutto ciò è realizzato in collaborazione con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e anche grazie alla collaborazione ed agli intensi sforzi del Consiglio delle Chiese europee (KEK) e della Commissione (Comitato) dei Sinodi episcopali cattolici degli Stati membri dell'UE (COMECE). Il risultato è stato che le Chiese vedono sotto una nuova luce la sfida e l'occasione offerta per riprendere le azioni volte a promuovere adoperarsi con rinnovato ardore per il messaggio del Vangelo in uno spirito di cooperazione ecumenica e di rispetto reciproco. È importante segnalare qui che il Patriarcato ortodosso di Mosca ha creato di recente un ufficio di rappresentanza nell'Unione europea e partecipa attivamente e positivamente al dialogo per il futuro dell'Europa. Si spera che le altre Chiese dei paesi candidati all'adesione (Cipro, Romania e Bulgaria) mostreranno lo stesso interesse per il futuro europeo dei loro fedeli che diventeranno cittadini europei. Il loro contributo al dialogo favorirà sicuramente la costruzione europea.

La collaborazione delle Chiese cristiane conferma la fede che la religione è un bene pubblico. Tutte le Chiese sono state concordi nell'esprimere chiaramente la loro intenzione di non voler imporre un regime teocratico in Europa. Al contrario, desiderano per il bene della società e dell'Europa salvaguardare la dimensione religiosa della vita e del processo di decisione politica in un dialogo democratico fondato sui valori confermati. In caso contrario, vi è il rischio di favorire l'imposizione di una laicità intollerante, che tenterà a limitare la religione e la morale ad una sfera privata.

A proposito di questa tendenza alla laicità vorrei citare le opinioni espresse di recente da due noti uomini politici francesi. Il Primo ministro J.P Raffarin insiste sulla separazione assoluta tra la fede religiosa e la politica. In un recente comunicato stampa, J. P. Raffarin ha dichiarato tra l'altro:

Credo profondamente che si debba inventare una nuova laicità per il 21o secolo. Una laicità che non sia negativa ma che esprima la libertà che ciascuno ha in sé; che sancisca l eguaglianza di tutte le religioni. Laicità vuol dire che non esiste una religione di Stato e non implica l esistenza di un ateismo di Stato. Oltre alle questioni materialistiche è la libertà dell individuo che è ridiventata il cuore della nostra riflessione. La questione della fonte di questa libertà spiega secondo me il ritorno della religiosità& La vera energia oggi si trova nei valori spirituali oppure umanistici che la sfera privata mette al servizio dell interesse generale. L amore, il dono& Questi valori sono il motore del futuro .[1]

Alcuni giorni prima, il ministro dell'interno francese, N. Sarkozy ha fatto queste notevoli osservazioni:
La nostra laicità francese ha avuto torto di sottovalutare l influenza della religione nella nostra storia. Il fatto religioso è più antico, più importante del fatto sociale& Con questo non intendo offendere gli ideali repubblicani e neppure intaccare il consenso riguardo alla legge del 1905, ma è necessario liberare la laicità delle esalazioni settarie del passato [2].

Per finire vorrei citare una frase apparsa in un recente articolo dell'ex deputato socialista democratico olandese, Thijs Wöltgens, che riflette un nuovo modo di pensare la relazione fra religione e politica nell'Europa contemporanea. Wöltgens afferma che per il buon funzionamento della democrazia liberale è necessario un capitale sociale composito. In questo capitale la religione e il cristianesimo in particolare hanno un contributo sostanziale. La frase saliente dell'articolo è l'affermazione che una costituzione europea che ignora l ereditá cristiana diventerà un prodotto di neo-oscurantismo, di un illuminismo che pretende essere illuminante nel momento in cui oscura il passato [3].

Le opinioni di questi tre politici europei costituiscono elementi assai importanti del dialogo sul carattere individuale e pubblico, nonché sull'importanza della fede religiosa in Europa. Potremmo anche riferirci a posizioni analoghe di politici europei che considerano indispensabile la cooperazione con le comunità religiose al fine di promuovere efficientemente i programmi d integrazione di stranieri nelle comunità locali. A questo proposito mi sia concesso di citare la posizione particolare del presidente della Commissione europea, Romano Prodi. "Una nuova Europa, costruita sui valori fondamentali che l' hanno forgiata nel corso della storia e che affondano le loro radici nella tradizione cristiana, offre vantaggi a tutti indipendentemente dalla loro tradizione filosofica o spirituale". Le opinioni di queste personalità europee mostrano che vi è stata una rivalutazione del ruolo pubblico della religione e particolarmente del cristianesimo nell'ambito comune e multiculturale europeo.

Dal punto di vista istituzionale, tutte queste questioni sono concentrate in un punto chiave dei lavori della Convenzione europea, che ha elaborato un progetto dell'articolo I-51, del futuro trattato costituzionale, che prevede:

"L'Unione rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni per le Chiese e le associazioni a comunità religiose degli Stati membri.

L'Unione europea rispetta ugualmente lo status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali.

L'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali Chiese e organizzazioni, riconoscendo l identità e il loro contributo specifico."

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